Fotografia & kitesurf: una storia entusiasmante.

….navigando sul web si leggono tanti post, molte storie, diversi racconti più o  meno interessanti su questo  mondo…..poche però mi hanno coinvolto e catturato come questa che vado a proporvi…Un mix di vita vissuta, emozioni e sensazioni divinamente descritte dall’autrice capaci di caratturare e coivolgere il lettore dall’inizio alla fine.

..Buona lettura….

L’acqua ed il vento: i miei elementi naturali…la passione: ciò che mi dà l’energia nella vita. In tutto ciò che faccio è la carica per iniziare e lo stimolo per andare avanti… forse anche un po’ di follia… come definireste chi, dopo anni ed anni di studio, con una bella Laurea nel cassetto, faticosamente conseguita, abbandona la città, il lavoro, la famiglia, e si trasferisce in una roulotte per otto mesi l’anno per quattro anni? Ma non ho rimpianto un istante questa mia scelta. Forse mi rammarico solo di non averlo fatto prima. Cerco sempre di vivere per realizzare i miei sogni, per quelle foto pubblicate sulle riviste che mi danno un grande orgoglio, perché essere donna nell’ambiente della fotografia sportiva già non è facile, non parliamo se l’ambiente in questione è quello del windsurf e del kitesurf. È difficile superare la diffidenza di una cerchia quasi totalmente maschile e maschilista, sopportare le battute a riguardo e gli sguardi incuriositi, ma voglio andare avanti, sempre rincorrendo la realizzazione dei miei sogni. A 36 anni, forse, avrei dovuto pensare prima a quella che poteva essere la mia strada, ora mi trovo con una gran voglia di maternità da una parte e muta, pinne, macchina fotografica e caschetto dall’altra, in quegli elementi che mi sono così congeniali: l’acqua ed il vento… E di acqua e di vento parla la mia recente vita, da quei viaggi vicini in Corsica e Sardegna, alle Canarie, alla meta agognata da ogni surfista: le Hawaii, e la vita in Sardegna, otto mesi in un campeggio nel magnifico scenario di fronte all’arcipelago della Maddalena, vivendo in una roulotte, il più bel monolocale al mare che si possa desiderare! Nel 1998 scopro il mondo del windsurf e comincio a scattare foto, sui moli battuti dal vento delle più gelide località della costa ligure. Ancora studente, ho faticosamente comprato una Nikon F70, ricordo ancora la prima volta alla “King of the Lake”, gara internazionale di windsurf sul Lago di Garda, ero in prima fila già alle 7.00 del mattino con la gara che sarebbe iniziata verso le 11.00, nei tre giorni di competizione ho scattato una ventina di rullini, non pensavo certo di vendere le foto a qualcuno… di fianco a me c’erano i fotografi più accreditati del settore con le loro macchine fotografiche costosissime ed i loro tele potenti, ma sono state le mie prime tre foto pubblicate… Poi il primo viaggio “di lavoro” in Corsica con lo scopo di fare un servizio sugli spots del nord, condizioni magnifiche per tutta la settimana ed il primo assegno che, scansito, ora fa bella mostra di sé accanto ad una mia foto autografata da un grande campione di windsurf. E già c’era aria di kitesurf in Italia, cominciavano ad arrivare le prime foto dalle Hawaii già dal 1997, quello sport con tavola ed aquilone, che ti permette di essere leggero sull’acqua e di “volare” ad alcuni metri di altezza compiendo evoluzioni al limite dell’immaginabile…Nei primi mesi del 1999, dopo un anno di insistenze, con il mio compagno, riusciamo a convincere un amico negoziante ad importare le prime ali dal Sud Africa, nei giorni seguenti all’arrivo delle stesse siamo già sulla nave diretta di nuovo in Corsica e, così, comincia una lunga serie di pubblicazioni didattiche sul nuovo sport, tutto da scoprire, da inventare, da sperimentare, è stato un lavoro complicato, ma l’idea di essere i primi a pubblicare una didattica su di uno sport nuovo è stato davvero eccitante… E poi, il sogno di ogni windsurfista: le Hawaii. Due anni di risparmi per passare un mese nell’isola in cui si allenano i più forti professionisti, gomito a gomito con i più grandi fotografi del mondo, un’esperienza indimenticabile. A fotografare laggiù ti senti davvero un pesciolino piccolo piccolo in un mare abitato da grossi predatori, passavo le giornate a guardare come i professionisti lavoravano sistemando le macchine fotografiche sull’albero del windsurf o sui cavi del kite o piazzando inquietanti e pericolosi aggeggi sulle piccolissime tavole, ore ed ore di lavoro per quel minuto che può costarti macchina fotografica e custodia subacquea o regalarti la miglior foto della stagione! Sono le immagini che riguardo più spesso, con tutte le emozioni che ho legate ad esse: le onde oceaniche, le cascate, gli arcobaleni, e quel profumo di ananas che pervadeva ogni cosa… Forse, da quel viaggio, è nata la svolta, l’idea di abbandonare tutto ed andare in Sardegna, a stretto contatto con mare e vento, condividendo con molti altri “fuori di testa” una passione per lo sport e la vita all’aria aperta. Dalla sudata laurea in Veterinaria a lavorare come baby sitter e poi come commessa, solo per vivere un sogno fatto di onde e vento. E dopo un viaggio, nel 2004, metà per diletto e metà per lavoro a Santa Lucia, nel Carabi, arriva l’occasione che capita una volta e che bisogna essere pronti a cogliere. È marzo quando rientro dal viaggio e vado a consegnare testi e diapositive nella redazione di Kite Magazine Stance, una delle due riviste italiane che si occupano di kitesurf, il direttore della rivista, che conosco dai tempi del windsurf, mi propone di occuparmi della redazione della rivista. Sono smarrita, lo ammetto, ho il lavoro da commessa in Sardegna che mi blocca per otto mesi, ma vengo rassicurata sul fatto che è importante che io stia nei posti dove si muovono gli atleti, che stia nel vivo dell’azione. È stata dura conciliare due lavori così diversi per alcuni mesi ma credo non smetterò mai di ringraziarlo per aver creduto in me! Ora, sono passati due anni, sono il caporedattore della rivista, mi occupo di tutti i contenuti, della stesura dei testi, della realizzazione delle immagini, della scelta di testi e foto dei collaboratori… ancora mi arrivano mail indirizzate a Roberto, l’idea che ci sia una donna dietro ad una rivista quasi totalmente indirizzata agli uomini, non va a genio a molti, ma credo sia questa voglia di superare la diffidenza di chi non crede nelle possibilità di una donna in questo settore e l’immenso amore per ciò che faccio , che mi fanno andare avanti, e chissà se sarà davvero questo nel mio futuro… e se no? Se no troverò da fare la commessa, o la baby sitter, o la cassiera al supermercato, l’importante sarà sempre poter vivere in libertà, dando vita ai propri sogni, continuando a scattare immagini ed a scrivere le infinite emozioni legate al mare ed al vento…

Articolo tratto da: Nat Geo

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